
L’uomo e il suo “settimo senso”
Pensavamo di conoscere tutti i nostri sensi, ma la scienza torna a sorprenderci. Dopo aver individuato l’interocezione come il “sesto senso” — ovvero la capacità di percepire segnali interni del corpo — un nuovo studio condotto da un team internazionale di ricercatori ha portato alla luce qualcosa di ancora più sorprendente: il “tatto remoto”, una forma di percezione che permetterebbe agli esseri umani di individuare oggetti nascosti nella sabbia senza toccarli realmente.
La scoperta, presentata alla Conferenza internazionale IEEE sullo sviluppo e l’apprendimento 2025 e pubblicata su IEEE Xplore, è firmata da Elisabetta Versace, psicologa e responsabile del Prepared Minds Laboratory. Lo studio potrebbe ridefinire il modo in cui comprendiamo l’esperienza sensoriale umana e le sue potenzialità.
Il mistero del tatto remoto
Il “tatto remoto” non è un fenomeno completamente nuovo in natura: alcune specie di uccelli sono già note per la capacità di percepire prede sepolte sotto terra attraverso minime variazioni di pressione o vibrazione. Tuttavia, questa è la prima volta che tale abilità viene dimostrata negli esseri umani.
Nel corso dell’esperimento, ai partecipanti è stato chiesto di individuare piccoli oggetti nascosti nella sabbia usando solo la punta delle dita, senza contatto diretto. I risultati sono stati sorprendenti: circa il 70% dei volontari è riuscito a individuare correttamente la posizione degli oggetti, anche quando questi si trovavano fino a sette centimetri di profondità.
Un risultato difficile da spiegare, poiché secondo le leggi della fisica i segnali meccanici prodotti dal movimento delle dita dovrebbero dissiparsi entro un millimetro. Eppure, i soggetti dello studio hanno dimostrato una sensibilità ben superiore alle attese.
Un paradosso che cambia la percezione del mondo
Per la professoressa Versace, questa scoperta “cambia la nostra comprensione del mondo percettivo”. Se confermata da ulteriori studi, potrebbe significare che il sistema sensoriale umano è molto più sofisticato di quanto si credesse.
Il “tatto remoto” sembrerebbe basarsi su microscopiche perturbazioni che viaggiano attraverso i materiali granulari come la sabbia. Il cervello umano, in qualche modo, sarebbe capace di decodificare queste variazioni invisibili e trasformarle in una percezione coerente della presenza di un oggetto.
Questa capacità potrebbe essere una vestigia evolutiva: un residuo di meccanismi percettivi antichi, forse utili ai nostri antenati per muoversi in ambienti naturali difficili o riconoscere minacce senza un contatto diretto.
Dalla psicologia alla robotica
Oltre al suo valore scientifico, la scoperta apre orizzonti inaspettati anche per la tecnologia e la robotica. Il dottorando Zhengqi Chen, dell’Advanced Robotics Laboratory, ha sottolineato come “essere in grado di rilevare oggetti sepolti o nascosti senza contatto può rendere l’esplorazione di ambienti fragili o pericolosi molto più sicura”.
Il team ha infatti replicato l’esperimento con un sensore tattile robotico, dotato di un algoritmo di apprendimento automatico LSTM (Long Short-Term Memory), per testare la possibilità di imitare il tatto remoto umano. Sebbene il robot abbia ottenuto una precisione inferiore (circa il 40%), è riuscito a rilevare oggetti più profondi rispetto agli esseri umani, dimostrando che la tecnologia può evolversi su questa scia.
Applicazioni future: dalla medicina all’esplorazione spaziale
Le potenziali applicazioni di questa scoperta sono numerose e affascinanti. In archeologia, potrebbe consentire di localizzare manufatti senza scavare, riducendo il rischio di danneggiamento. In medicina, sensori ispirati al tatto remoto potrebbero essere utilizzati per rilevare anomalie nei tessuti in modo non invasivo.
Ma anche l’esplorazione planetaria potrebbe trarre beneficio: sonde e rover potrebbero utilizzare tecniche di percezione tattile a distanza per esplorare superfici come quelle di Marte, dove il contatto diretto può essere limitato o rischioso.
Il senso che non sapevamo di avere
La scoperta del “tatto remoto” non è solo un passo avanti per la scienza, ma anche una riflessione sul potenziale nascosto dell’essere umano. Forse i nostri sensi non sono così limitati come pensiamo: ciò che chiamiamo “intuizione” o “percezione sottile” potrebbe avere basi fisiologiche ancora poco comprese.
Come conclude Elisabetta Versace, “ogni nuova scoperta sui sensi umani ci ricorda che la percezione non è solo ciò che vediamo, ma ciò che sentiamo anche senza toccare.”








