preoccupazioni scienza
Foto di ❤ Monika Schröder ❤ da Pixabay

Preoccuparsi è umano. Lo facciamo ogni giorno: per il lavoro, per la salute, per le persone che amiamo o per scenari che probabilmente non accadranno mai. Ma se ti dicessero che quasi nove volte su dieci le nostre paure non si concretizzano, inizieresti forse a guardare le cose con più calma.

Uno studio condotto da ricercatori americani ha rivelato che l’85% delle cose per cui ci angosciamo non accade mai.
E, nel restante 15% dei casi, l’80% delle persone ha dichiarato di aver affrontato la situazione meglio del previsto, o di averne ricavato una lezione di vita.

In sintesi: il nostro cervello tende a preoccuparsi di problemi che non esistono o che, se anche si presentano, si rivelano meno gravi del previsto.

La mente che ingigantisce i problemi

Il meccanismo alla base di tutto questo è noto come “bias della negatività”: un retaggio evolutivo che ci porta a sovrastimare i rischi e a sottovalutare le nostre capacità di affrontarli.
Il cervello, in pratica, crede di proteggerci immaginando scenari catastrofici. Ma nella realtà, finisce solo per logorarci con pensieri inutili e aumentare i livelli di stress e ansia.

Rimuginare — il cosiddetto overthinking — non solo non previene i problemi, ma può compromettere la salute mentale e fisica, alterando il sonno, la concentrazione e persino il sistema immunitario.
Ogni volta che temiamo un evento futuro, il corpo reagisce come se stesse davvero accadendo: il battito accelera, il respiro si fa corto, gli ormoni dello stress si attivano.

Preoccuparsi non significa essere preparati

Molti pensano che preoccuparsi significhi essere prudenti. In realtà, la preoccupazione non è un piano d’azione, ma un consumo inutile di energia mentale.
La differenza sta tra pensare a un problema e pensarci troppo. Nel primo caso cerchiamo soluzioni; nel secondo, ci perdiamo in ipotesi e paure, senza fare un passo avanti.

Allenarsi a riconoscere questo confine è un modo per recuperare lucidità e presenza.
Come ricordano diversi studi di psicologia cognitiva, accettare l’incertezza è una delle competenze emotive più importanti per vivere bene.

Respira, e torna al presente

Quante volte ti sei agitato per un messaggio che non arrivava, per una risposta che temevi, per una situazione che ti sembrava insormontabile?
Poi, alla fine, tutto si è risolto — o non è mai accaduto.

Il messaggio dello studio è semplice ma potente: non tutto ciò che immaginiamo merita la nostra paura.
Quando senti la mente correre troppo, prova a fermarti.
Fai un respiro profondo, porta l’attenzione su ciò che stai vivendo ora e ricorda: nella maggior parte dei casi, non accadrà affatto.

E se accadrà, sarà molto più gestibile di quanto credi.
Le preoccupazioni ci illudono di avere il controllo, ma in realtà ci allontanano dal momento presente.

Sapere che l’85% di ciò che temiamo non accadrà mai è un invito a vivere con maggiore fiducia.

Non possiamo evitare l’incertezza, ma possiamo scegliere di non lasciare che ci governi.
La prossima volta che qualcosa ti toglie il sonno, prova a ricordarlo: la mente teme, ma la vita insegna.

Foto di ❤ Monika Schröder ❤ da Pixabay