computer vivente funghi
Foto di Andreas da Pixabay

Un computer vivente? La frontiera dell’informatica bioelettronica potrebbe essere più vicina di quanto immaginiamo, grazie ai funghi. Ricercatori dell’Ohio State University (TOSU) hanno creato dispositivi chiamati memristori fungini, capaci di elaborare e memorizzare dati elettrici imitando alcune funzioni del cervello. Pubblicato su PLOS ONE, lo studio apre nuove possibilità per sistemi di calcolo a basso consumo e materiali ecosostenibili.

I funghi, noti per la loro resilienza e adattabilità, si sono rivelati candidati ideali per questa tecnologia. Coltivati in laboratorio, shiitake e champignon hanno mostrato capacità di memorizzazione elettrica simili a quelle dei semiconduttori tradizionali, pur richiedendo molta meno energia.

Dai funghi ai memristori: come funziona

Il concetto di memristore è semplice ma rivoluzionario: un dispositivo che ricorda gli stati elettrici passati, replicando il comportamento di sinapsi neurali. Nel nuovo studio, i ricercatori hanno coltivato funghi maturi, li hanno disidratati per mantenerne la vitalità a lungo termine e li hanno collegati a circuiti elettronici.

Sottoposti a varie tensioni e frequenze, i funghi hanno mostrato proprietà elettriche diverse a seconda della sezione testata. Alcuni segnali elettrici potevano passare da uno stato all’altro fino a 5.850 volte al secondo, con una precisione del 90%. Quando la frequenza aumentava, le prestazioni diminuivano, ma collegando più funghi al circuito, i ricercatori riuscivano a mantenere stabilità e affidabilità.

Un passo verso la bioelettronica sostenibile

Secondo John LaRocco, autore principale dello studio, questi dispositivi riducendo i consumi energetici e sfruttando materiali biodegradabili, rappresentano un’alternativa promettente ai tradizionali semiconduttori, spesso costosi e energivori.

“La possibilità di sviluppare microchip che imitano l’attività neurale reale significa consumi minimi anche in modalità standby”, spiega LaRocco. Ciò potrebbe tradursi in vantaggi economici e ambientali, aprendo la strada a computer più efficienti e sostenibili.

Potenzialità e applicazioni future

La flessibilità dei funghi offre potenziali applicazioni su diverse scale. Sistemi più grandi potrebbero supportare l’edge computing o missioni spaziali, mentre memristori più piccoli potrebbero potenziare dispositivi indossabili e sistemi autonomi.

Qudsia Tahmina, coautrice dello studio, sottolinea che “la tecnologia può progredire ispirandosi al mondo naturale”, e che l’elettronica fungina rappresenta un esempio concreto di innovazione ecosostenibile. I funghi diventano così sia substrato biologico sia componente computazionale, creando una simbiosi tra natura e tecnologia.

Sfide e prospettive

I memristori fungini sono ancora in fase sperimentale. Gli sviluppi futuri mirano a miniaturizzare i dispositivi e ottimizzare la produzione attraverso tecniche di coltivazione avanzate. La robustezza del micelio e la capacità di memorizzare dati rendono però questi sistemi promettenti, con applicazioni che vanno dalla bioinformatica ai computer ecologici del futuro.

“La ricerca dimostra quanto sia sorprendentemente semplice programmare e preservare i funghi affinché si comportino in modi utili”, conclude Tahmina. Per iniziare, servono risorse relativamente modeste: un piccolo cumulo di compost e qualche componente elettronico possono già aprire la strada a esperimenti innovativi.

Una nuova era del calcolo vivente

Il lavoro dei ricercatori dell’Ohio State University suggerisce che i computer del futuro potrebbero crescere, proprio come un organismo vivente. Grazie ai memristori fungini, l’informatica non solo diventa più efficiente e sostenibile, ma si avvicina a modelli ispirati al cervello umano, aprendo scenari di calcolo bioelettronico fino a oggi inimmaginabili.

Foto di Andreas da Pixabay