Acqualis mare microplastiche
Foto di Naja Bertolt Jensen su Unsplash

Si chiama Aqualis ed è il frutto di un progetto di ricerca dell’Università “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, in collaborazione con l’azienda veneta Aquageo. L’obiettivo? Combattere una delle emergenze ambientali più gravi del nostro tempo: l’inquinamento da microplastiche nei mari e nei porti. Il dispositivo rappresenta una svolta “made in Italy”, nata dalla sinergia tra scienza, tecnologia e sensibilità ambientale. Alla guida del progetto, un team multidisciplinare di studiosi: il professor Gianluigi Rosatelli per la geochimica, Pietro Di Profio per la chimica organica e Arianna Pompilio e Giovanni Di Bonaventura per la microbiologia.

Come funziona Aqualis

Il cuore dell’innovazione sta nella semplicità e modularità del dispositivo. Aqualis è composto da un cestino filtrante che può essere installato su pontili, porti o banchine galleggianti. Una pompa aspira l’acqua di superficie convogliandola attraverso un sistema di filtraggio in grado di trattenere detriti galleggianti, microplastiche fino a 2 millimetri e sostanze oleose. Al suo interno è presente una spugna speciale, FoamFlex, in poliuretano a celle aperte, che assorbe idrocarburi e oli, ma lascia passare l’acqua. Dopo la saturazione, la spugna può essere lavata e riutilizzata centinaia di volte, riducendo al minimo i rifiuti.

Efficienza e prestazioni

Secondo i dati diffusi da Aqualis.one, ogni dispositivo può trattare circa 35 metri cubi d’acqua all’ora, rimuovendo fino a 500 kg di rifiuti e 800 kg di idrocarburi all’anno, con un consumo energetico di circa 2 euro al giorno. Si tratta di numeri significativi se si considera che l’apparato opera in modo continuo e autonomo. L’acqua filtrata torna in mare più pulita, mentre i materiali raccolti vengono analizzati dai ricercatori per identificare la natura delle plastiche e la loro origine. Aqualis, insomma, non solo pulisce, ma anche produce dati scientifici preziosi.

Dalla raccolta alla ricerca: l’analisi dei rifiuti

Uno degli aspetti più innovativi di Aqualis è la sua doppia funzione: strumento di bonifica e di studio. Il materiale raccolto non viene solo smaltito, ma esaminato per comprenderne la composizione chimica e biologica. Gli studiosi analizzano anche il microbiota che vive sulle microplastiche, spesso composto da batteri e funghi capaci di degradare le plastiche o, al contrario, di veicolare agenti patogeni. Questo approccio integrato consente di trasformare un problema ambientale in un’opportunità di conoscenza e di miglioramento delle politiche di tutela marina.

Il contesto: un mare di microplastiche

Secondo studi europei e italiani, quasi il 98% delle acque dei nostri laghi e porti contiene microplastiche. Queste particelle, invisibili a occhio nudo, derivano dalla frammentazione dei rifiuti plastici e rappresentano una minaccia per gli ecosistemi marini, i pesci e persino la salute umana. Progetti come LIFE Blue Lakes e SPlaSH! hanno dimostrato l’urgenza di interventi concreti, ma finora le soluzioni erano soprattutto di monitoraggio. Con Aqualis, per la prima volta, si passa a un’azione diretta di pulizia attiva e continua.

Limiti e sfide da affrontare

Come ogni tecnologia emergente, anche Aqualis presenta alcune sfide. Ogni unità copre un’area limitata, quindi per ottenere risultati significativi occorre installare più dispositivi in rete nei principali porti e approdi turistici. Inoltre, il funzionamento può essere influenzato da correnti marine, vento e onde, e richiede una manutenzione periodica per svuotare e pulire i filtri. È essenziale, infine, gestire in modo sostenibile i rifiuti raccolti, evitando che diventino una nuova fonte di inquinamento.

Dall’Italia al mondo: la prospettiva internazionale

L’idea di Aqualis ha già attirato l’interesse di diversi enti europei e porti mediterranei. La sua modularità lo rende adattabile anche ad acque dolci — laghi, fiumi o canali — dove l’accumulo di microplastiche è altrettanto grave. Il progetto punta a diventare un modello esportabile di economia blu, combinando innovazione, ricerca e tutela ambientale. Se supportato da politiche pubbliche e finanziamenti adeguati, potrebbe rappresentare una soluzione concreta e replicabile su scala globale.

Una speranza concreta per mari più puliti

Aqualis dimostra come la scienza possa offrire risposte tangibili a problemi complessi. È la prova che l’Italia può essere protagonista di una transizione ecologica intelligente, fondata su ricerca e ingegno. Se adottata su larga scala, questa tecnologia potrebbe ridurre drasticamente la presenza di microplastiche nelle nostre acque, restituendo ai mari un po’ della purezza che hanno perso. Un piccolo grande passo verso un futuro dove innovazione e sostenibilità navigano finalmente nella stessa direzione.

Foto di Naja Bertolt Jensen su Unsplash