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È stato scoperto che i microbi presenti nel corpo umano sopravvivono alla morte e svolgono un ruolo importante nel processo di decomposizione del corpo. Questi microbi, noti come simbionti microbici, sono presenti principalmente nell’intestino e hanno un impatto significativo sulla salute durante la vita.

Dopo la morte di un individuo, il cuore smette di far circolare il sangue che trasporta l’ossigeno in tutto il corpo, e le cellule iniziano a digerirsi in un processo chiamato autolisi. Gli enzimi all’interno delle cellule iniziano a disgregare le membrane, le proteine, il DNA e altri componenti cellulari. I prodotti di questa decomposizione diventano un’ottima fonte di nutrimento per i microbi simbiotici, che iniziano a nutrirsi di essi.

In particolare, una classe di microbi chiamati Clostridia si diffonde nei vari organi e contribuisce al processo di decomposizione noto come putrefazione. Questi microbi anaerobici sfruttano processi di produzione di energia che non richiedono ossigeno, come la fermentazione, per digerire il corpo dall’interno verso l’esterno, generando gas odorosi associati alla decomposizione.

Questi microbi simbiotici si sono adattati a un ambiente stabile e caldo all’interno del corpo umano, dove ricevono un costante apporto di cibo. Dopo la morte dell’ospite, cercano nuovi corpi da colonizzare per sopravvivere.

Quando una persona viene sepolta nel terreno, i microbi presenti nel suo corpo vengono rilasciati nel terreno insieme ai fluidi di decomposizione. Questi microbi entrano in un ambiente completamente nuovo, dove si mescolano con la comunità microbica esistente nel suolo. Questo processo di mescolanza può influenzare quali microbi dominano e quali sono attivi nell’ambiente.

Le tracce del DNA dei microbi associati all’ospite possono essere rilevate nel terreno sotto un corpo in decomposizione, sulla superficie del suolo e nelle tombe anche mesi o anni dopo la decomposizione dei tessuti molli del corpo. Questo ha sollevato domande su se questi microbi siano ancora vivi e attivi o in uno stato dormiente in attesa del prossimo ospite.

Uno studio recente ha suggerito che questi microbi non solo sopravvivono ma collaborano anche con i microbi nativi del suolo per accelerare il processo di decomposizione del corpo. Inoltre, contribuiscono al ciclo dell’azoto, convertendo grandi molecole contenenti azoto in forme utilizzabili da parte dei microbi e delle piante.

In sintesi, i microbi simbiotici presenti nel corpo umano continuano a vivere dopo la morte e svolgono un ruolo significativo nel processo di decomposizione, aiutando a riciclare il corpo in modo che nuove forme di vita possano prosperare.