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All’inizio di questa emergenza legata al coronavirus, le misure restrittive non prendevano in considerazione più di tanto chi faceva jogging. Ovviamente valeva la regola del distanziamento sociale, ma non basta. Andando avanti con le misure, si è scelto anche di cercare di vietare il più possibile questa pratica e un recente studio ha dato ragione a tale scelta.

Il coronavirus che viaggia tramite le goccioline che escono dalla nostra bocca possono tranquillamente viaggiare attraverso la scia d’aria che ci lasciamo dietro quando corriamo. In sostanza quindi, chi fa jogging e attività simile ha più possibilità di spargere in giro il virus. In una grande città, per esempio, dove è possibile che molta gente segue lo stesso percorso, questo diventa un problema. La misura di distanza in queste situazioni dovrebbe aumentare a 10 metri.

 

Coronavirus e jogging: misure di prevenzione

Ad arrivare a questa conclusione ci ha pensato un team di due università del Belgio e dell’Olanda. Le ricostruzioni tramite simulazioni hanno fatto vedere come dei cluster di nuvole costituite prevalentemente dalle goccioline in questione si presentavano in grandi quantità. Basta la sola respirazione dovuta a uno sforzo fisico del genere, lo stesso effetto che si ottiene tossendo o starnutendo.

Anche se le goccioline finiscono presto per terra, ci vuole comunque anche poco per vederle arrivare sui vestiti di chi segue, possibilità alta, come detto, nelle grandi città. Il fatto di correre in fila indiana in queste situazione da un senso di falsa sicurezza quando in realtà è peggio. Aumenta il rischio di contrarre malattie infettive in ogni caso.