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Come si fa a bloccare un’epidemia del genere? La risposta non è affatto semplice perché implica che milioni di persone seguano ciecamente le direttive scelte fatte dall’alto. Anche se fosse così, ci sarebbero comunque tanti rischi. Detto questo, si cerca comunque di trovare un modo efficace per contrastare la diffusione del coronavirus e dalla Corea del Sud arriva un suggerimento che non sta venendo visto di buon occhio nel nostro paese.

Ovviamente si tratta della geolocalizzazione, un sistema che sta venendo usato anche in Germania e Israele a modo loro. Sfruttando la posizione dei cellulari, le compagnie telefoniche, e quindi anche il governo nel momento che gli viene permesso di accedere a quest’ultimi, può sapere dove le persone sono state. Qualcosa del genere è già successo.

A Milano è stato visto che troppe persone si muovono ancora. Le parole dell’assessore al Welfare della regione Lombardia: “Dai controlli effettuati in collaborazione con le compagnie di telefonia sulle celle telefoniche risulta che a Milano si sposta il 40% delle persone. Ancora troppe. Non uscite di casa, è assolutamente importante, perché questa battaglia contro il coronavirus la vinciamo noi se restiamo a casa”

 

Coronavirus: la libertà personale?

Attualmente in Italia è già stata creata un’app che volendo potrebbe essere usata dalla Protezione Civile per vedere gli spostamenti in tempo reale delle persone positive al coronavirus. Questo permette di avvertire le altre persone entrate in contatto così da cercare di rompere la catena di contagi.

Uno strumento del genere sarebbe sicuramente utile, ma già molti si fanno domande sulla loro privacy. Sicuramente è un argomento spinoso, ma le necessità legate alla nuova situazione dovrebbe essere messe davanti a certi aspetti che ormai diamo per scontato. La paura principale è che man mano, mattoncini ritenuti fondamentali vengano tolti in nome di altro. Per alcuni la perdita di questo piccolo pezzo di privacy potrebbe essere solo il preambolo di altro.