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“Chaupadi” è una tradizione indù, caratteristica del Nepal, che costringe le donne a dormire in un rifugio quando mestruano perché sono considerate impure. Una nuova ricerca mostra che il 77% delle ragazze continuano ad essere costrette a dormire in “capanne mestruali” durante il loro periodo, sebbene questa pratica sia stata vietata nel 2018.

Ad aprile, i ricercatori hanno intervistato 400 ragazze di età compresa tra i 14 e i 19 anni provenienti da contesti rurali e urbani, nonché condotto un focus group di donne di età compresa tra 25 e 45 anni.

Tre ragazze su quattro sono state costrette a esiliarsi, anche se quasi due terzi sapevano che era illegale. Le giovani appartenenti a famiglie urbane più agiate avevano meno probabilità di farlo. “Molte delle loro esperienze si basano su tabù e stigmi forti. Le ragazze spesso dichiarano di non avere il permesso di toccare membri della famiglia maschile, di entrare nei templi, di partecipare alle celebrazioni, di cucinare o di entrare nelle loro cucine, di mangiare cibi normali (come i latticini) o di dormire nel proprio letto“, hanno scritto gli autori dello studio sulla rivista scientifica Sexual and Reproductive Health Matters.

I ricercatori aggiungono inoltre che queste pratiche sembrano essere ampiamente applicate da “persone anziane all’interno della loro famiglia e nella comunità, tra cui madri, nonni e altre donne anziane“.

Quando le ragazze non hanno accesso a queste “capanne mestruali” – o se sono danneggiate – sono costrette a dormire fuori, il che, secondo gli scienziati, si traduce in isolamento spesso accompagnato da sentimenti come “stress, ansia e indebolimento. “Le donne e le ragazze con cui abbiamo parlato dicono di aver paura che i serpenti e altri animali entrino di notte o di essere sorprese da estranei“.

Si tratta di cambiare pratiche e comportamenti culturali profondamente radicati e, mentre è importante modificare la legge, questo studio dimostra che ci vorrà molto di più. Queste sono pratiche che abbracciano generazioni e generazioni”, ha dichiarato l’autore dello studio Jennifer Thomson in una nota.

Quest’anno una donna di 35 anni e i suoi due bambini sono morti dopo aver acceso un fuoco nel rifugio per scaldarsi.

 

Una credenza proibita

Il Nepal di recente ha eseguito il primo arresto relativo a questa pratica. È il cognato di una ragazza di 21 anni che è morta esattamente per lo stesso motivo. Se dichiarato colpevole, potrebbe affrontare fino a tre mesi di prigione e una multa di 3.000 rupie nepalesi, circa 24 euro.

Per contrastare questa tradizione, un villaggio nel distretto di Doti ha annunciato di dare una ricompensa di 5.000 rupie, circa 40 euro, per ogni donna che rifiuta di essere isolata in queste capanne.