A volte ritornano. Raccolta di haiku ironici all’italiana è un libro che, dietro l’apparenza della brevità e del gioco, nasconde un’operazione poetica tutt’altro che superficiale. Pubblicata nel 2026, la raccolta di Marco Mezzetti si inserisce nel solco di una sperimentazione ormai riconoscibile nel suo percorso autoriale: l’uso dell’haiku come strumento espressivo capace di unire rigore formale, ironia e osservazione del quotidiano.

Mezzetti prende in prestito la struttura tradizionale dell’haiku giapponese — tre versi, ritmo essenziale, misura controllata — e la rielabora in chiave italiana, non solo dal punto di vista linguistico, ma soprattutto culturale. Al posto della contemplazione della natura o dell’istante sospeso tipico della tradizione orientale, qui troviamo la lingua viva, i modi di dire, i tic verbali, le ambiguità semantiche che popolano la comunicazione quotidiana. È in questo scarto che nasce l’ironia: un’ironia che non è mai fine a sé stessa, ma diventa strumento di lettura della realtà.

Il cuore del libro sta proprio nella sua capacità di trasformare l’haiku in una micro-scena linguistica. Ogni componimento funziona come uno scatto rapido, una fotografia verbale che cattura un paradosso, un cortocircuito di senso, una sorpresa semantica. Il lettore viene spinto a fermarsi, tornare indietro, rileggere: non tanto per comprendere, quanto per assaporare il meccanismo che ha generato il sorriso o l’intuizione improvvisa. In questo senso, A volte ritornano è un libro che chiede attenzione, nonostante — o forse proprio grazie a — la sua estrema concisione.

Uno degli aspetti più interessanti della raccolta è il modo in cui mette in discussione l’idea di “poesia seria”. Mezzetti non rinnega la tradizione, ma la attraversa con uno sguardo contemporaneo, contaminandola con la comicità, il cabaret, la satira linguistica. La sua è una poesia che non teme di sporcarsi con il linguaggio comune, anzi: è proprio da lì che trae la sua forza. I luoghi comuni, le frasi fatte, le espressioni abusate vengono smontate e ricomposte, rivelando significati inattesi o semplicemente mostrando quanto siano fragili e ambigue le parole che usiamo ogni giorno.

Questa operazione ha anche un valore culturale più ampio. In un panorama letterario in cui la poesia rischia spesso di apparire distante o elitaria, A volte ritornano compie un gesto opposto: riporta la poesia nella quotidianità, rendendola accessibile senza banalizzarla. La risata che nasce leggendo questi haiku non è mai vuota; è una risata che porta con sé una presa di coscienza, anche minima, sul funzionamento del linguaggio e sul nostro modo di stare nel mondo.

Naturalmente, la scelta di lavorare esclusivamente sulla forma breve comporta anche dei limiti. Chi cerca una poesia fortemente narrativa, emotivamente stratificata o apertamente esistenziale potrebbe percepire questa raccolta come leggera o frammentaria. Gli haiku ironici non ambiscono alla profondità psicologica nel senso tradizionale del termine; il loro terreno è piuttosto quello dell’intuizione rapida, dell’illuminazione improvvisa, del gioco intelligente. È una poesia che non scava in profondità, ma colpisce di lato, con precisione e tempismo.

Proprio per questo, però, A volte ritornano risulta particolarmente efficace nel suo intento. È un libro che si legge a più riprese, che invita a essere aperto a caso, che accompagna momenti di leggerezza e riflessione breve. Ogni haiku è un piccolo dispositivo di senso, autonomo ma coerente con l’insieme, capace di restare nella memoria per la sua immediatezza.

A volte ritornano è una raccolta che dimostra come l’ironia possa essere una forma autentica di poesia e come la brevità, se ben governata, possa diventare uno spazio di grande libertà espressiva. Marco Mezzetti costruisce un libro che diverte, sorprende e stimola, offrendo al lettore un’esperienza poetica non convenzionale ma profondamente radicata nella lingua e nella vita di tutti i giorni. Una poesia che non pretende solennità, ma restituisce senso — con intelligenza, misura e un sorriso.