Giove Juno misure
Foto di Planet Volumes su Unsplash

Giove, il pianeta più grande del Sistema solare, non è così grande come credevamo. O, meglio: non lo abbiamo misurato nel modo più accurato possibile fino ad oggi.

Grazie ai dati raccolti dalla sonda Juno della NASA, un nuovo studio pubblicato su Nature Astronomy rivela che Giove è leggermente più piccolo e più schiacciato ai poli rispetto alle stime accettate per quasi mezzo secolo. La differenza è di pochi chilometri, ma le conseguenze scientifiche sono tutt’altro che marginali.

Misurare un gigante gassoso non è semplice

Per circa 50 anni, le dimensioni ufficiali di Giove si sono basate sui sorvoli delle sonde Pioneer e Voyager negli anni ’70. Quelle misurazioni, effettuate tramite segnali radio, sono diventate lo standard nei libri di testo.

Juno, in orbita attorno a Giove dal 2016, ha però cambiato le regole del gioco. La sonda ha raccolto una quantità di dati radio senza precedenti, permettendo di misurare il pianeta con un livello di precisione mai raggiunto prima.

“I libri di testo dovranno essere aggiornati”, ha spiegato Yohai Kaspi, coautore dello studio e planetologo del Weizmann Institute of Science.

Quanto è cambiata davvero la “taglia” di Giove?

Le nuove misurazioni indicano che:

  • Raggio polare: 66.842 km
    → circa 12 km in meno rispetto alle stime precedenti
  • Raggio equatoriale: 71.488 km
    → circa 4 km in meno

Il margine di errore è stato ridotto a circa 400 metri, un risultato straordinario considerando la complessità dell’atmosfera gioviana.

Giove rimane enorme, ovviamente, ma risulta ancora più appiattito di quanto si pensasse, una conseguenza diretta della sua rapidissima rotazione.

Come ha fatto Juno a essere così precisa

La tecnica utilizzata è raffinata: gli scienziati hanno osservato come i segnali radio inviati da Juno alla Terra si piegavano attraversando l’atmosfera di Giove, fino a scomparire quando il pianeta li occultava completamente.

Questo metodo ha permesso di tenere conto di un fattore cruciale: i potentissimi venti atmosferici, che deformano leggermente la forma del pianeta e influenzano le misurazioni.

Perché pochi chilometri fanno una grande differenza

A prima vista, 10 o 12 chilometri su un pianeta largo oltre 140.000 km sembrano trascurabili. In realtà, non lo sono affatto.

Secondo Eli Galanti, coautore dello studio:

“Piccole variazioni nel raggio aiutano a conciliare i dati gravitazionali con quelli atmosferici”.

In altre parole, queste nuove misure permettono di:

  • migliorare i modelli della struttura interna di Giove
  • comprendere meglio come si è formato ed evoluto
  • interpretare con maggiore accuratezza le osservazioni dei giganti gassosi extrasolari

Un impatto che va oltre Giove

Giove è spesso considerato un laboratorio naturale per lo studio dei pianeti giganti. Capire meglio la sua struttura interna aiuta gli astronomi a interpretare ciò che osserviamo attorno ad altre stelle, dove pianeti simili sono comuni ma molto più difficili da studiare in dettaglio.

In questo senso, Juno non sta solo “misurando Giove”: sta affinando il nostro modo di comprendere come funzionano i mondi giganti dell’universo.

Piccole correzioni, sì. Ma con effetti enormi sulla scienza planetaria.

Foto di Planet Volumes su Unsplash