
Le donne sembrano essere geneticamente più predisposte alla depressione rispetto agli uomini.
È quanto emerge da una nuova ricerca pubblicata su Nature Communications, che ha analizzato il DNA di quasi 200.000 persone affette da depressione per individuare i marcatori genetici associati al disturbo.
Il risultato ha sorpreso anche gli esperti: le donne presentano quasi il doppio dei geni legati alla depressione rispetto agli uomini.
Lo studio, coordinato da Jodi Thomas del Berghofer Institute of Medical Research in Australia, è considerato uno dei più ampi mai condotti nel campo della genetica psichiatrica.
In totale, sono stati identificati 13.000 marcatori genetici nelle donne contro i 7.000 negli uomini, suggerendo che la componente genetica della depressione è più forte nel sesso femminile.
Un rischio biologico che non si traduce in più suicidi
Eppure, nonostante questa vulnerabilità genetica, gli uomini si suicidano molto più spesso delle donne.
Secondo i dati dell’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington, pubblicati dall’OCSE alla fine del 2023, il tasso di suicidio maschile è quasi quattro volte superiore a quello femminile.
Un paradosso apparente che apre un dibattito complesso: essere più predisposte alla depressione non significa essere più a rischio di morte per suicidio.
Le cause di questa discrepanza sono molteplici. Gli studiosi ipotizzano che le donne tendano a chiedere aiuto più facilmente, ad accedere a percorsi terapeutici e a parlare del proprio disagio emotivo.
Gli uomini, al contrario, spesso nascondono la sofferenza, spinti da pressioni culturali e sociali che associano la vulnerabilità emotiva alla debolezza.
Questa differenza di comportamento potrebbe spiegare perché, pur essendo più colpite dalla depressione, le donne riescono a prevenire esiti estremi più efficacemente.
Il peso degli ormoni e del metabolismo
Lo studio genetico ha evidenziato anche differenze biologiche profonde tra uomini e donne.
Alcuni dei marcatori genetici femminili legati alla depressione sembrano influenzare percorsi metabolici e ormonali, spiegando perché molte donne affette da depressione presentino sintomi fisici più marcati, come variazioni di peso, disturbi del sonno o fluttuazioni di energia.
Secondo Thomas, questi risultati suggeriscono che la depressione femminile e quella maschile non sono la stessa malattia, ma due condizioni con basi biologiche e manifestazioni differenti.
Gli ormoni, in particolare gli estrogeni e il progesterone, svolgono un ruolo cruciale nella regolazione dell’umore e nella risposta allo stress.
Le variazioni ormonali — legate al ciclo mestruale, alla gravidanza o alla menopausa — possono influenzare i livelli di serotonina e dopamina, contribuendo all’instabilità emotiva.
Depressione maschile: un disagio spesso invisibile
Mentre la genetica sembra “favorire” la vulnerabilità femminile, la depressione maschile resta più nascosta e più letale.
Gli uomini tendono a manifestare il disagio con sintomi diversi, spesso riconducibili all’irritabilità, all’abuso di alcol, all’isolamento o all’aggressività.
In molti casi, non ricevono una diagnosi corretta fino a quando la sofferenza non sfocia in gesti estremi.
“Il problema non è solo biologico, ma culturale — spiegano gli psichiatri —. L’uomo è cresciuto con l’idea di dover essere forte, di non potersi permettere la fragilità. Questo ostacola l’accesso alle cure e aumenta il rischio di suicidio.”
Le campagne di prevenzione più recenti, infatti, puntano sempre più sulla de-stigmatizzazione del disagio mentale maschile, invitando gli uomini a chiedere aiuto senza vergogna.
Verso una psichiatria personalizzata
Le scoperte della ricerca australiana aprono una strada importante: quella della psichiatria di precisione, in cui genetica, ormoni e sesso biologico diventano elementi chiave per personalizzare i trattamenti.
Capire le differenze molecolari tra uomini e donne potrebbe permettere di sviluppare farmaci più mirati e strategie terapeutiche più efficaci.
Come spiega Thomas, “la depressione non è una condizione unica, ma una rete di disturbi con cause diverse. Conoscere la componente genetica è solo l’inizio per capire come agire prima che sia troppo tardi”.
Depressione, genere e società: il nuovo fronte della salute mentale
La ricerca mette in luce una verità tanto scientifica quanto sociale: la depressione ha un volto diverso a seconda del genere.
Le donne la vivono più spesso, ma trovano più risorse relazionali per affrontarla. Gli uomini, invece, la nascondono dietro il silenzio, spesso fino al punto di rottura.
In un mondo che parla sempre più di salute mentale, questa differenza deve diventare un punto di partenza per ripensare la prevenzione, l’ascolto e il linguaggio del disagio.
Perché capire come uomini e donne affrontano la sofferenza non è solo una questione di geni — ma di umanità condivisa.
Foto di Kleiton Santos da Pixabay








