
Per decenni la medicina ha considerato l’infarto come una malattia “maschile”. Eppure, le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte anche tra le donne. Solo negli ultimi anni la ricerca ha iniziato a evidenziare che il cuore femminile non si ammala, né reagisce, nello stesso modo di quello maschile.
Un nuovo studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology ha analizzato gli infarti che colpiscono persone sotto i 65 anni e ha scoperto che le cause variano notevolmente tra uomini e donne. Mentre negli uomini la causa principale resta l’ostruzione delle arterie da parte di placche di colesterolo (la cosiddetta aterotrombosi), nelle donne la situazione è molto più complessa: meno della metà degli infarti è dovuta a un blocco arterioso, e nel restante numero di casi entrano in gioco altri meccanismi meno conosciuti ma altrettanto pericolosi.
Oltre il colesterolo: le cause “invisibili” degli infarti femminili
Gli esperti hanno individuato diverse cause alternative agli infarti tradizionali. La più frequente tra le donne è la dissezione spontanea dell’arteria coronaria (SCAD), una condizione in cui la parete interna di un’arteria si lacera improvvisamente, riducendo o interrompendo il flusso di sangue al cuore. Non è legata a fattori di rischio classici come colesterolo alto o fumo, e può colpire anche donne giovani e apparentemente sane.
Un’altra causa è il vasospasmo coronarico, ovvero il restringimento temporaneo e improvviso di un’arteria, spesso legato a stress intenso o alterazioni ormonali. C’è poi la condizione nota come MINOCA (infarto miocardico con arterie non ostruite), in cui il paziente manifesta i sintomi e i segni biologici di un infarto, ma senza alcuna ostruzione visibile nelle coronarie.
Infine, esiste una categoria chiamata “disallineamento tra domanda e offerta”, quando il cuore ha bisogno di più ossigeno di quello che riceve, ad esempio in situazioni di stress estremo o malattie acute. Tutti questi casi, sommati, rappresentano un numero significativo di infarti nelle donne, eppure restano spesso sottovalutati o diagnosticati in ritardo.
Sintomi diversi, rischi di diagnosi sbagliata
Oltre alle cause, anche i sintomi dell’infarto variano notevolmente tra uomini e donne. Mentre gli uomini tendono a manifestare il classico dolore toracico intenso che si irradia al braccio sinistro, le donne spesso presentano segnali più sfumati: nausea, stanchezza improvvisa, vertigini, dolore alla schiena o alla mandibola, o una sensazione di forte pressione al torace.
Questi sintomi “atipici” portano a una conseguenza preoccupante: molte donne arrivano in ospedale troppo tardi, perché non riconoscono in tempo i segnali del proprio corpo o perché gli stessi operatori sanitari non li collegano subito a un problema cardiaco.
Il risultato è un ritardo nelle diagnosi e nei trattamenti, con conseguenze potenzialmente gravi. Eppure, secondo i cardiologi, una diagnosi tempestiva potrebbe salvare migliaia di vite ogni anno.
Ormoni e genetica: il ruolo del corpo femminile
La biologia femminile gioca un ruolo chiave anche nella salute cardiaca. Gli estrogeni, ad esempio, hanno un effetto protettivo fino alla menopausa, aiutando a mantenere elastiche le pareti dei vasi sanguigni e a regolare i livelli di colesterolo. Dopo i 50 anni, però, la riduzione degli ormoni estrogeni aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, avvicinando le donne alle percentuali di rischio maschili.
Inoltre, studi recenti hanno mostrato che alcune differenze genetiche possono influenzare la risposta del cuore allo stress e all’infiammazione, rendendo il corpo femminile più vulnerabile a determinate forme di danno cardiaco. È una nuova frontiera della medicina che sta portando gli specialisti a ripensare protocolli di prevenzione e cura più personalizzati.
Prevenzione e consapevolezza: la chiave per cambiare rotta
Nonostante i progressi della ricerca, la consapevolezza pubblica resta ancora limitata. Solo una donna su tre conosce i principali sintomi di un infarto femminile, e pochissime si sottopongono regolarmente a controlli cardiologici dopo la menopausa.
Gli esperti invitano quindi a cambiare prospettiva: la salute del cuore non è solo una questione maschile. Le donne dovrebbero includere la prevenzione cardiovascolare tra le priorità del proprio benessere, soprattutto in presenza di fattori di rischio come stress cronico, fumo, pressione alta o familiarità.
Una dieta equilibrata, attività fisica regolare, sonno di qualità e gestione dello stress emotivo possono fare una grande differenza. Ma la consapevolezza resta l’arma più potente: imparare ad ascoltare i segnali del proprio corpo, senza sottovalutare nulla.
Una medicina più equa per il cuore di tutti
Le differenze tra uomini e donne non sono solo un dettaglio biologico, ma una questione di salute pubblica. Riconoscerle e studiarle con attenzione significa offrire cure più efficaci, diagnosi più tempestive e prevenzione mirata.
Il futuro della cardiologia dovrà essere sempre più attento alle differenze di genere, perché capire come batte il cuore delle donne non è solo una questione scientifica, ma una responsabilità sociale.
Foto di Mirko Sajkov da Pixabay








