
Una cura per il morbo di Parkinson al momento non esiste. Ci sono diversi trattamenti più o meno efficaci il cui intento è semplicemente ritardare la comparsa dei sintomi o più in generale mitigarne il decorso. La ricerca continua quindi è fondamentale per cercare di trovare una soluzione. Un nuovo studio promettente sembra infatti aver trovato un segnale nascosto del nostro cervello che potrebbe aiutare in tal senso.
La ricerca del Max Planck Institute ha preso in esame i dati elettrofisiologici di 119 individui con già una diagnosi da morbo di Parkinson. Confronto questi set di fati con quelli di persone sane, hanno potuto notare delle differenza dei segnali che i neuroni trasmettono tra di loro e uno di questi è risultato essere potenzialmente utile nella ricerca di una cura.
Parkinson: l’aiuto da uno dei tanti segnali tra i neuroni
Per poter sfruttare questi segnali per trattare il morbo di Parkinson andrebbero identificati i ritmi precisi dei nostri neuroni e dei gangli. L’idea sarebbe di poter aiutare il cervello a ritrovare un controllo omeogeno. Si tratta di un ostacolo grosso per l’attuazione clinica in quanto ci sono molte variabili in gioco e trova un metodo standardizzato non è semplice.
Le parole dei ricercatori: “Si può immaginare il cervello come una sala da concerto piena di musicisti prima di una prova. Alcuni gruppi suonano insieme, creando un ritmo distinto. Altri si esercitano da soli, fondendosi in un ‘rumore’ aritmico. Se si misura solo il volume complessivo, questa distinzione non viene percepita. Detto questo, al momento diverse limitazioni ne limitano l’applicabilità clinica. In primo luogo, le correlazioni qui identificate potrebbero non essere sufficientemente forti per l’uso clinico, richiedendo potenzialmente modelli di apprendimento automatico individualizzati e dispositivi indossabili per il monitoraggio dei sintomi.”








