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Foto di Towfiqu barbhuiya su Unsplash

Se si sta troppo male, se si prova troppo dolore, è lecito prendere degli antidolorifici anche quando questi vanno di fatto contro il sistema immunitario. Quando stiamo male, il nostro corpo si attiva per difendersi e non tutto quello che proviamo è un sintomo della malattia, ma piuttosto un effetto collaterale delle nostre difese, come la febbre. I farmaci non sempre agiscono in modo preciso, ma piuttosto in modo indiscriminato e questo è un problema soprattutto per quanto riguarda il dolore.

Una nuova tipologia di trattamento però potrebbe cambiare le cose andando di fatto a non mettere il bastone tra le ruote alle infiammazioni interne considerate benigne. Si parla di nuovi antidolorifici non steroidei, o anche detti FANS, che vanno a bloccare direttamente la percezione del dolore senza di fatto bloccare l’effetto di difesa del sistema immunitario.

 

Una nuova tipologia di antidolorifici

Per raggiungere questo obiettivo, ci si è concentrati sulla prostaglandina E2 il cui ruolo è presente proprio nella parte del dolore infiammatorio. Lo studio è stato in grado di individuare il processo dietro alla suddetta permettendo di mirare i recettori cellulare dedicati. Il passo successivo è stato bloccare questa parte lasciando intoccati i recettori dell’infiammazione.

Le parole dei ricercatori: “L’infiammazione può essere positiva: ripara e ripristina le normali funzioni. Inibire l’infiammazione con i FANS può ritardare la guarigione e la ripresa dal dolore. Una strategia migliore per trattare il dolore mediato dalle prostaglandine sarebbe quella di ridurre selettivamente il dolore senza compromettere l’azione protettiva dell’infiammazione. Si pensa solitamente che infiammazione e dolore vadano di pari passo. Ma essere in grado di bloccare il dolore e consentire all’infiammazione – che favorisce la guarigione – di procedere è un passo importante per migliorare il trattamento del dolore.”