
Studiare musica non migliora soltanto memoria, linguaggio e coordinazione. Secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Pain, il cervello dei musicisti reagisce in modo diverso al dolore, percependolo con minore intensità e subendo meno gli effetti negativi sul controllo motorio.
Come funziona il dolore nel cervello
In condizioni normali, il dolore riduce l’attività della corteccia motoria: è un meccanismo protettivo che ci impedisce di muovere eccessivamente una parte del corpo lesionata. Tuttavia, se questa risposta si prolunga troppo, può alterare la cosiddetta “mappa del corpo” nel cervello, peggiorando la percezione del dolore e ostacolando la riabilitazione.
Lo studio sui musicisti
Il team guidato da Anna M. Zamorano, neuroscienziata dell’Università di Aarhus (Danimarca), ha voluto indagare se l’allenamento musicale potesse modificare questo meccanismo.
Per testarlo, i ricercatori hanno indotto in modo sicuro un dolore temporaneo alle mani di 40 partecipanti, metà musicisti e metà non musicisti, utilizzando un composto noto come fattore di crescita nervoso. Poi hanno misurato l’attività cerebrale con la stimolazione magnetica transcranica (TMS), che permette di mappare il controllo motorio delle mani.
I risultati: cervelli diversi
Le differenze sono emerse subito:
- già prima del test, i musicisti avevano mappe cerebrali delle mani più precise;
- dopo l’induzione del dolore, i non musicisti hanno mostrato una riduzione significativa delle mappe motorie, mentre nei musicisti queste sono rimaste stabili;
- i musicisti hanno anche riferito un dolore percepito minore, e la riduzione del fastidio era proporzionale al numero di ore di pratica musicale.
Musica e resilienza al dolore
Lo studio, sebbene condotto su un campione ridotto, suggerisce che anni di allenamento musicale possano rimodellare il cervello rendendolo più resistente agli effetti negativi del dolore.
Naturalmente, questo non significa che la musica sia una cura per le forme croniche di sofferenza. Ma apre una prospettiva affascinante: l’allenamento e l’esperienza a lungo termine non solo arricchiscono la mente, ma possono anche trasformare il modo in cui percepiamo il dolore.








