
La microplastica è ovunque, anche nel nostro organismo. Si tratta di un fenomeno recente e per questo motivo non sono ancora chiari i possibili effetti sulla nostra salute. Se ne conosco alcuni, quelli più immediati, ma è solo la punta dell’iceberg. Secondo un nuovo studio condotto sui topi, per esempio, questi frammenti sembrano in grado di peggiorare i sintomi del morbo di Alzheimer, una combinazione che sembra legarsi molto anche dal punto di vista genetico.
Alzheimer, microplastica e genetica
Nello specifico, la ricerca ha studiato due gruppi di topi che avevano una differenza particolare, una variante del gene APOE4 e APOE3, rispettivamente un gene che sembra favorire lo sviluppo del morbo di Alzheimer e un gene non che non influisce. Entrambi i gruppi sono stati divisi in altri due gruppi dove uno riceveva acqua contaminata con frammenti di microplastica e acqua non contaminata.
Il risultato è stato abbastanza chiaro. Il gruppo che ha bevuto acqua contaminata con il gene APOE4 ha avuto i risultati peggiori per quanto riguarda i sintomi del morbo di Alzheimer che si esplicitava con un comportamento anomalo. Detto questo, l’uomo rimane un organismo più complesso dei topi e non è chiaro quanto questo legame tra il gene e la microplastica sia importante in ottica della patologia.
Le parole dei ricercatori dell’Università del Rhode Island: “Quando si espongono animali che presentano il più grande fattore di rischio noto negli esseri umani per lo sviluppo del morbo di Alzheimer a micro e nanoplastiche, ecco che il loro comportamento cambia in base al sesso, in modo simile alle differenze che osserviamo nei pazienti affetti da Alzheimer. È interessante notare che ciò che stiamo osservando nei topi è simile a ciò che osserviamo nel mondo reale. Vogliamo incoraggiare ulteriori ricerche sulla piaga delle micro e nanoplastiche.”








