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Foto di campo dei monumenti funerari.
(A–C) Esempi di tumuli pedemontani. (D) Un qubba a due piani ben conservata. (E-G) Viste paesaggistiche di qubba sparse intorno al Jebel Maman.
Ph. Credit: Costanzo S, Brandolini F, Idriss Ahmed H, Zerboni A, Manzo A (2021) Creating the funerary landscape of Eastern Sudan. PLoS ONE

Un tema di storici e ricercatori ha utilizzato un metodo usato in cosmologia per lo studio delle galassie, in particolare dei cluster, di galassie, per cercare di individuare i complessi schemi dietro alla posizione di migliaia di tombe islamiche medievali nel Sudan orientale. Lo studio ha dunque evidenziato che le sepolture sono disposte secondo schemi in cui vi sono tombe sacre “genitoriali” che ospitavano sottogruppi di sepolture.

Per condurre la ricerca, il team di storici e scienziati si è avvalso dell’analisi di immagini satellitari per identificare le posizioni di oltre 10.000 monumenti funerari nella regione di Kassala, nel Sudan orientale. I monumenti includono i tumuli di pietra, diffusi nella preistoria e nella storia africane, e “qubbas”, un tipo particolare di tombe e santuari islamici diffuso nel mondo pan-arabo.

 

Le antiche tombe islamiche medioevali del Kassala

Come spiega Stefano Costanzo, dottorando in archeologia presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale e autore principale dell’articolo, la difficoltà dello studio risiedeva nel fatto che pochi dei monumenti erano stati scavati e questo ha reso difficile la mappatura e l’analisi dei dati.

Come afferma lo stesso Costanzo: “abbiamo affrontato la sfida di interpretare la creazione del paesaggio funerario quasi senza dati archeologici tradizionali, ma con un set di dati sufficientemente ampio per poter ipotizzare la presenza di processi complessi sia a scala regionale che locale”.

Costanzo ritiene che “a occhio nudo, era chiaro che le tombe a grappolo erano condizionate dall’ambiente, ma un significato più profondo poteva essere il motivo della loro disposizione spaziale”. Per questo, assieme al suo team hanno cercato tecniche di modellazione statistica che potessero aiutarli a scoprire i modelli e gli schemi alla base della disposizione dei monumenti funerari.

 

Dalle galassie alle antiche tombe

La soluzione a quanto pare è stata l’utilizzo di un metodo sviluppato in origine per studiare i modelli spaziali di stelle e galassie, conosciuto come processo a grappolo di Neyman-Scott. Come spiegano gli autori “la caratteristica principale di questo modello risiede nel fatto che può trattare set di dati archeologici composti da un numero molto elevato di elementi, che è la base per analisi statistiche significative”, nonostante manchino dati storici o archeologici correlati a scavi veri e propri.

Come afferma Costanzo, grazie a questa tecnica di modellazione è stato possibile comprendere che le tombe islamiche era disposte in “diversi sottogruppi che ruotavano attorno a tombe “genitoriali” non identificabili che fungevano da centri di attrazione per le sepolture successive, apparentemente guidate dalla sacralità generale del luogo e dalle traiettorie sociali dei gruppi mobili ancora esistenti”.

Inoltre dallo studio è emerso che la disposizione spaziale delle tombe era influenzata anche da fattori ambientali, come la topografia del paesaggio, e dalla disponibilità del materiale da costruzione.

 

Un passo avanti nella conoscenza del passato dei popoli di queste regioni

Questa regione del Sudan è tutt’ora abitata dal popolo Beja, un popolo che per la maggior parte pratica ancora ancora uno stile di vita seminomade. “I cluster locali sono molto probabilmente cimiteri tribali/familiari del popolo Beja“, affermano i ricercatori. Ma sono necessarie ulteriori ricerche per determinare le posizioni precise delle tombe genitoriali”. Nuovi studi potrebbero aiutare a comprendere soprattutto chi fosse stato sepolto in queste tombe e cosa le ha rese così importanti.

Nonostante la generale approvazione nel mondo scientifico per l’utilizzo del modello cosmologico nello studio della disposizione spaziale delle tombe, Philip Riris, docente di modellistica archeologica e paleoambientale della Bournemouth University, non si è trovato completamente d’accordo.

Riris infatti si è detto preoccupato per il fatto che il team avesse incluso nello stesso modello tombe di periodi di tempo molto diversi. Riris ritiene che questo sia “rischioso perché diverse tradizioni funerarie sono tutte messe insieme”.

Ph. Credit: Costanzo S, Brandolini F, Idriss Ahmed H, Zerboni A, Manzo A (2021) Creating the funerary landscape of Eastern Sudan. PLoS ONE 16(7): e0253511.