Emily Orlando ha uno sguardo magnetico. E la gioia che riversa in tutto quel che fa. E che, soprattutto, trasmette mentre scrive. Nei suoi romanzi, infatti, si percepisce l’amore che mette nelle sue creazioni che, poi, diventano creature e viaggiano verso i cuori di chi legge. Succede con ogni suo romanzo. Non da meno con Il mondo da qui, uscito da poche settimane ed edito da Edizioni del Faro.

Le ho rivolto alcune domande. Ci lega un percorso molto simile e, sebbene mai abbiamo avuto occasione di incontrarci personalmente, siamo quasi certe che presto potremo trovare l’occasione per farlo.

FV: Da quanto tempo scrivi e quando hai scoperto di avere “storie da raccontare”?

EO: Scrivere è sempre stata per me una necessità. Non ricordo il momento esatto in cui ho iniziato, ricordo solo che appuntavo su una marea di diari le mie emozioni, le mie esperienze, le cose buffe, tristi e belle che mi capitavano.

A volte, quando li rileggo, scoppio a ridere e torno indietro nel tempo: è come se un’energia mi facesse riguardare attraverso gli occhi della ragazza che ero, pazzerella, ricciolina, felice e un po’ insicura.
Assieme al diario scrivevo poesie: venivo travolta da sensazioni forti, da veri attacchi di felicità o malinconia improvvisi e l’inchiostro della penna portava alla luce tutti i contrasti profondi che sentivo.
Aver recitato a teatro per diversi anni mi ha bloccata un po’ nella scrittura ma mi ha dato quella sicurezza in più e per un lungo periodo attraverso i personaggi che interpretavo facevo uscire quella parte di me stessa che prima usciva solo attraverso l’inchiostro.
Quando è nato mio figlio Massimo ho accantonato la recitazione: era una passione troppo impegnativa (poi chissà, mi piacerebbe riprendere un giorno!) ed ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo.
Inizialmente non ero consapevole che sarebbe venuto fuori un vero e proprio libro: avevo iniziato così tanti romanzi senza finirli che pensavo che anche stavolta sarebbe andata così.

Invece i personaggi continuavano a vivere nella mia testa, chiedevano di raccontarsi, di raccontare una storia che si sviluppava sorprendendomi ogni volta che mi mettevo a digitare sulla tastiera del pc. Si era creata una mia seconda vita e arrivata alla conclusione mi sono messa a piangere (accade ogni volta che termino un libro): lì vivrà sempre una parte di me.

FV: Come nascono le tue storie e i tuoi personaggi? Nascono prima i personaggi o le loro trame?

EO: Non so dirti come nascano i miei personaggi. So che inaspettatamente, all’improvviso, sento un’ispirazione che mi fa pensare ad un personaggio in particolare. Lo visualizzo nella mia testa e mi affeziono, vivo con lui/lei e diventa parte di me.

Forse in tutto questo ritrovo tratti di discorsi, persone, situazioni che vivo quotidianamente, ma a volte è come se si creasse una vita parallela e mi chiedo se la scrittura abbia il potere di dar vita ai personaggi dei miei libri.
Ricordo un giorno a Verona (città dove è ambientato il mio terzo romanzo “Tutto quello che ho”): stavo per entrare in un negozio quando è uscito un ragazzo che era identico al personaggio del mio libro, o almeno, così lo avevo immaginato.
Ho sentito una scossa dentro, come se la vita parallela della mia testa si fosse fusa con quella reale. Una cosa incredibile!
Tornando a noi, le trame dei miei romanzi vivono assieme a loro: non so mai come sia la storia finché non l’ho scritta e mi stupisco pure io di ciò che accade e di come vanno a finire i miei libri.

FV: Nelle tue storie, c’è sempre qualche spunto autobiografico o preferisci scindere la vita reale dal racconto che hai in testa?

EO: Inevitabilmente quando si scrive si trae spunto anche da situazioni vissute da me o da chi incontro, ma generalmente ciò che scrivo non ha nulla a che vedere con la vita reale.

Tutti i romanzi che avevo iniziato e non ho mai finito avevano proprio questo in comune: erano troppo ancorati alla realtà. E quando mi ritrovavo a scrivere senza creare una vita parallela ma rivivendo i miei momenti mi sentivo bloccata, annoiata, perché quelle situazioni le avevo già vissute e non avevo alcuna intenzione di approfondirle.
Da quando ho iniziato a lasciarmi andare, a non pensare a ciò che scrivevo ma a vivere direttamente tutto ciò che mi scorreva in testa ho capito che solo così sarei riuscita a terminare un romanzo.

FV: Si dice che il libro migliore e al quale si è più legati è quello che dobbiamo ancora scrivere: quanto, secondo te, questa affermazione è vera? E c’è un libro a cui sei più legata?

EO: Non credo ci sia un libro a cui sono più legata, e non credo neanche sia quello che devo ancora scrivere. Ogni personaggio mi è entrato così tanto nel cuore che non riuscirei a scegliere: ogni storia è diversa e ogni vicenda mi ha portata a conoscermi sempre più a fondo, a cercare spiegazioni che mai avrei pensato di dare.

Forse in un certo senso sperimentando vite attraverso i miei personaggi sono riuscita a comprendere la diversità e la complessità dell’animo umano.
Siamo tutti così diversi, tutti così spettacolari, autentici che spesso vogliamo apparire uniformati. Ma la realtà è che dentro abbiamo un mondo e anche di più: quello che proprio vorrei accadesse con i miei libri è che il lettore si ritrovasse, ammettesse sentimenti, emozioni che vorrebbe tanto scacciare. Vorrei che i lettori si sentissero capiti, amati, accettati per come sono, senza finzioni e senza giudizi.

FV: In quale momento della giornata preferisci scrivere? Hai una scaletta o scrivi quando arriva l’ispirazione?

EO: L’ispirazione arriva e non so mai quando. Certo, con una vita molto impegnata non posso scrivere ogni volta che desidero ma spesso riesco a farlo nei momenti liberi, prima di prendere mio figlio a scuola materna o la sera quando va a dormire.

I finali sono quasi sempre arrivati in vacanza, al mare. Non so se sia perché mi rilasso o forse perché il mare ha un grande potere su di me.
Quando scrivo i miei romanzi i personaggi mi accompagnano per tutta la giornata: mentre sono occupata loro nella mia testa sono immobili, o fanno azioni poco importanti.
Quando mi siedo e scrivo è come se riprendessero la loro vita, facendo accadere cose incredibili.
Se qualcuno mi dicesse “Perchè scrivi?” sarebbe come dire “Perchè vivi?” … Darei la stessa risposta.

FV: Hai già nel cassetto il tuo prossimo manoscritto?

EO: Ho iniziato due romanzi: uno dei due sembrava essere quello giusto ma mi sono bloccata. Non so se ripartirò a breve, forse sì, forse no. Non dipende da me. Sto attendendo quella famosa energia che mi porti a digitare sui tasti e che coinvolga ogni parte di me.