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Gli archeologi si ritrovano tra le mani un gran numero di campioni di feci fossilizzate. Si tratta di miniere di informazioni relativi a molti aspetti come la dieta, il che a sua volta può portare alla scoperta di altro. L’evoluzione di parassiti, ecologia ed evoluzione del microbioma e altro. Il problema è che non si sa come sfruttare questa molte di dati,

Per sopperire a tale mancanza, un gruppo di ricercatori del Max Planck Institute for the Science of Human History hanno creato il CoproID. Si tratta di un metodo che combina l’analisi dell’antico DNA ospite con un software in grado di apprendere basato sui microbiomi delle feci moderne.

Questo sistema permette di distinguere le feci umane da quelle canine, una distinzione importante altrimenti poco fattibile a causa della somiglia. I cani sono stati compagni dell’uomini fin dall’antichità e quindi nei siti archeologici si trovano quasi sempre entrambi i campioni.

 

Feci fossili: una nuova mole di dati

Le parole degli autori: “Una scoperta inaspettata del nostro studio è la consapevolezza che la documentazione archeologica è piena di cacca di cane. L’identificazione dei coproliti umani dovrebbe essere il primo passo per l’analisi dell’antico microbioma umano. Con ulteriori dati sui metagenomi intestinali dei cani rurali non occidentalizzati, saremo in grado di classificare anche feci di cani ancora più antiche come in realtà canine, al contrario di incerte.”

Un sistema del genere, grazie al software implementato, diventerà man mano più affidabile e intelligente più si andrà avanti. Ogni volta che un ricercatore userà CoproID per analizzare qualche dato, la volta dopo sarà anche più veloce e accurato.