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Eclissi solare totale, la corona diventa dorata: ecco perché il Sole ha cambiato colore

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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eclissi solare corona dorata
Foto di Ramon Perucho da Pixabay

Non il consueto bianco perlaceo, ma una spettacolare tonalità dorata intorno al disco nero della Luna. È una delle immagini più sorprendenti lasciate dall’eclissi solare totale del 12 agosto 2026, osservata lungo una fascia che ha attraversato Groenlandia, Islanda e Spagna. In alcune località spagnole, durante la totalità, la corona solare ha assunto un colore caldo e quasi irreale. Il fenomeno è stato immortalato in particolare da Benavente e una fotografia elaborata in HDR è stata scelta come Astronomy Picture of the Day. Dietro quel colore, però, non c’è stato un cambiamento improvviso del Sole.

La corona normalmente appare bianca

Durante un’eclissi totale la Luna copre completamente la fotosfera, la superficie visibile e abbagliante del Sole, permettendo di osservare la corona: l’atmosfera solare esterna, estremamente tenue e calda, che si estende nello spazio per milioni di chilometri. A occhio nudo viene generalmente descritta come bianca, argentea o perlacea. La sua luce visibile deriva in larga parte dalla radiazione della fotosfera diffusa dagli elettroni presenti nel plasma coronale. Proprio per questo, una corona intensamente gialla o dorata rappresenta un aspetto insolito e può far pensare, erroneamente, che sia accaduto qualcosa di particolare nell’atmosfera del Sole.

Il segreto era la posizione del Sole

La spiegazione principale si trovava invece nell’atmosfera terrestre. In Spagna la fase totale dell’eclissi è avvenuta con il Sole molto basso nel cielo, vicino al tramonto. Quando una sorgente luminosa si trova vicino all’orizzonte, la sua luce deve attraversare uno spessore di atmosfera molto maggiore rispetto a quando si trova alta nel cielo. Le lunghezze d’onda più corte, soprattutto quelle blu, vengono disperse con maggiore efficienza. La luce che raggiunge direttamente l’osservatore diventa così relativamente più ricca di tonalità gialle, arancioni e rosse: lo stesso principio alla base dei colori caldi di molti tramonti.

Poi è arrivato un secondo filtro: il fumo

Questa volta esisteva però un ingrediente aggiuntivo. Secondo la spiegazione pubblicata dall’Astronomy Picture of the Day, nell’atmosfera erano presenti quantità insolitamente elevate di fumo proveniente dagli incendi boschivi nelle vicinanze. Le particelle sospese hanno funzionato come un ulteriore filtro atmosferico, modificando ancora la luce che raggiungeva gli osservatori. Il fumo ha contribuito a eliminare una parte maggiore delle componenti blu rimaste, rendendo ancora più evidente la predominanza delle tonalità calde. La combinazione tra Sole basso e aerosol degli incendi ha quindi trasformato l’aspetto normalmente biancastro della corona.

Il Sole, dunque, non era diventato giallo

È importante distinguere il colore intrinseco della corona da quello percepito dalla superficie terrestre. La corona non aveva cambiato improvvisamente composizione e non era diventata realmente dorata. Era la sua luce a essere stata filtrata lungo il percorso verso gli osservatori. Lo stesso fenomeno può modificare l’aspetto del Sole e della Luna quando sono vicini all’orizzonte. Esistono inoltre testimonianze di altre eclissi nelle quali la corona è apparsa giallastra o dorata proprio quando la totalità si verificava con il Sole molto basso, mostrando che il fenomeno del 2026 non è senza precedenti.

Una protuberanza è rimasta sorprendentemente rosa

La fotografia dell’eclissi conteneva anche un dettaglio particolarmente interessante: una protuberanza solare visibile sul bordo del Sole non aveva assunto la stessa tonalità dorata. La struttura, formata da plasma e associata alla cromosfera, appariva di un intenso colore rosa-rossastro dovuto principalmente all’emissione dell’idrogeno. Secondo la descrizione dell’immagine, quella tonalità è rimasta riconoscibile nonostante il filtraggio atmosferico che aveva modificato drasticamente l’aspetto della corona circostante. Il contrasto tra il bagliore dorato e la protuberanza rosa ha contribuito a rendere la scena ancora più spettacolare.

Anche la fotografia ha avuto un ruolo

L’immagine diventata celebre non rappresenta necessariamente ciò che ogni osservatore ha visto esattamente nello stesso modo. È stata realizzata attraverso esposizioni multiple ed elaborazione HDR, una tecnica utilizzata per rappresentare contemporaneamente regioni della corona con luminosità molto diverse. Alcuni osservatori in Spagna hanno comunque riferito una tonalità insolitamente dorata, mentre altri hanno percepito il più tradizionale bianco perlaceo. Fotocamere, impostazioni, elaborazione digitale e persino adattamento dell’occhio umano possono influenzare il risultato finale. Il fenomeno atmosferico era reale, ma una fotografia astronomica elaborata non deve essere interpretata come una misurazione assoluta del colore.

Un’eclissi trasformata dall’atmosfera terrestre

La corona dorata dell’eclissi del 2026 offre così una dimostrazione spettacolare di quanto ciò che vediamo nel cielo dipenda anche dal pianeta dal quale lo osserviamo. La Luna ha oscurato la fotosfera, rendendo visibile la corona; la posizione del Sole vicino all’orizzonte ha sottratto parte della luce blu; infine il fumo degli incendi ha intensificato ulteriormente il filtraggio. Tre elementi completamente diversi hanno collaborato per creare un’immagine che sembrava provenire da un Sole differente. In realtà, il protagonista nascosto dello spettacolo non era soltanto nello spazio: era l’atmosfera della Terra, capace di dipingere d’oro persino un’eclissi totale.