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Senza dubbio Rocky Balboa, insieme a John Rambo, ha reso Sylvester Stallone una icona di Hollywood. E degli anni ‘80 interi. Muscoli, uomini che si rialzano, storie difficili col lieto fine. Rocky e Rambo hanno incarnato l’American dream. Ed il suo capitalismo rampante che sconfiggeva l’utopia comunista che si stava accartocciando su se stessa. Nonché l’edonismo tipico di quel decennio.

Su questi due personaggi (a cui si aggiungono varie pellicole entusiasmanti ma anche altre meno riuscite) Sly ci ha costruito una carriera, pur non vincendo mai l’Oscar. Spremendo forse fin troppo un pur amato e apprezzato agrume, che ha saputo attraversare più generazioni. Entusiasmando e rinverdendo l’interesse su di loro.

E in attesa dell’ennesimo episodio su John Rambo, nelle sale italiane da giovedì 24 dicembre è approdato Creed II. Sequel dello spin-off della serie legata alle avventura nel ring della vita di Rocky Balboa. Ancora protagonista, come intuibile, è Adonis Creed. Figlio di Apollo, avuto da una relazione extraconiugale. Sempre allenato da Rocky Balboa, il quale ha saputo sconfiggere una dura battaglia contro il cancro.

Cambia invece l’avversario: Viktor Drago, figlio di Ivan. Indimenticabile avversario dello “stallone italiano” in Rocky IV (1985, scritto, diretto ed interpretato da Stallone). Gigante russo, che incarnava appieno lo stereotipo dell’atleta sovietico. Una macchina in carne ed ossa spietata, fomentata dalla propaganda dell’epoca, i cui muscoli e capacità atletiche erano alimentate da qualche steroide di troppo.

Come cambia anche la regia. Non più Ryan Coogler, che aveva diretto e co-scritto Creed in maniera abbastanza credibile. Ma Steven Caple Jr., al suo terzo film. Il quale si è attenuto alla sceneggiatura di Stallone, che risulta legata con un doppio filo proprio a Rocky IV.

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Creed II trama

Adonis Creed (Michael B. Jordan) è campione del mondo dei pesi massimi. Ha una felice storia d’amore con Bianca (Tessa Thompson), la cui carriera da cantante pure sta spiccando il volo. Il rapporto tra loro funziona a tal punto che Adonis decide di “chiederle la mano”. Ma anche in questo chiede consigli a Rocky Balboa (Sylvester Stallone), che nel frattempo ha superato il cancro e ha continuato ad allenarlo. Così come continua a gestire il ristorante e va a trovare Adriana e il cognato Paulie al cimitero.

Ma dalle macerie dell’ex impero sovietico, un pericoloso personaggio torna dal passato per minare l’equilibrio delle loro esistenze. Viktor Drago (Florian Munteanu), figlio di Ivan (Dolph Lundgren). Quest’ultimo, dopo aver perso con Rocky Balboa, è stato disconosciuto dal suo Paese e lasciato dalla moglie (interpretata anche in questa pellicola dalla sempre avvenente Brigitte Nielsen). Che nel frattempo, da tipica donna interessata a soldi e potere, si è sposata con un oligarca russo.

Vive, come egli stesso dirà a Balboa, come un cane randagio. E così, l’ex macchina da guerra Ivan Drago ha incanalato tutta la sua rabbia e rancore nel figlio Viktor. Facendolo allenare ai limiti della resistenza umana. Rivedendo in lui una seconda possibilità. Un mezzo per riscattarsi da quella sconfitta.

E così, nel più tipico canovaccio stalloniano, Viktor Drago sfida Adonis Creed. E il match finisce per rappresentare per entrambi una possibilità per riscattare i propri rispettivi padri.

Rocky però sa bene quanto Viktor sia pericoloso per Adonis. Rivivendo forse quanto accadutogli con Clubber Lang (Mr. T) nel terzo episodio. Quando lui, avvolto dal calore della famiglia e dalla sicurezza economica, fu sfidato da un pugile che veniva dal basso. Rabbioso, rancoroso, con quegli “occhi della tigre” che lui, ormai imborghesito e protetto da Mickey (Burgess Meredith), aveva perso.

Ma proprio come il padre Apollo (Carl Weathers) fece con lui, raccogliendo i pezzi di un pugile provato fisicamente e moralmente, così Rocky accetterà di allenare Adonis. Modificando radicalmente i suoi metodi di allenamento. Apollo insegnò la tecnica e l’abilità a Rocky. Quest’ultimo, invece, trasmetterà al figlio, mediante un duro allenamento nel deserto, la resistenza al dolore.

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Creed II recensione

Con Creed II, Sylvester Stallone chiude definitivamente la tanto fortunata quanto abusata saga di Rocky Balboa. O almeno dovrebbe, visto che ogni volta sembra essere l’ultima.

Attore protagonista è ancora una volta Michael B. Jordan, al suo 14mo film. Il quale inscena alla perfezione un ragazzo spavaldo ai limiti (spesso superati) dell’antipatia già visto nel primo episodio. Il suo avversario, invece, è interpretato da una montagna di muscoli di poche parole: l’esordiente Florian Munteanu. Ovvero, Viktor Drago, figlio di Ivan.

Creed II appare in tutto e per tutto una sorta di sequel anche di Rocky IV. Film che rappresenta alla perfezione l’epoca in cui fu prodotto: il 1985. Era l’America di Reagan,  Presidente che vide proprio nel pugile italo-americano e in un altro personaggio interpretato da Stallone, il succitato Rambo, ottimi mezzi di propaganda contro lo spauracchio sovietico. Ormai agli sgoccioli. Perchè, come diceva qualcuno in casa nostra cinquant’anni prima: “la cinematografia è la migliore arma”.

Rocky IV

Creed II è come te lo aspetti. Forse un tantinello troppo, risultando scontato ed eccessivamente lineare. Ivan Drago che cerca riscatto dopo trent’anni, finito a vivere come dirà lui stesso a Balboa, come un cane randagio dopo che quest’ultimo lo ha sconfitto. Adonis ha ormai tutto. Anche una bambina in arrivo. Ma il suo sconfinato orgoglio non può non fargli accettare la sfida col pericoloso Viktor.

E poi c’è lui, Rocky Balboa. Ormai ultrasettantenne, a cui il difficile ring della vita ha infondato tanta saggezza.

Anche il finale è quello che ti aspetti, arricchito però da uno spiazzante e inaspettato “scioglimento” di un solido ghiacciaio siberiano come Ivan Drago.

Tante, forse troppe le rievocazioni con Rocky IV, ma anche, per i fan più attenti, come detto con Rocky III. Figli e padri che si incrociano, perfino chi allena Adonis per la prima sfida contro Drago, è il figlio di Duke. Allenatore di papà Apollo (Tony ‘Little Duke’ Burton, interpretato da Wood Harris).

Insomma, Creed II cerca di accontentare tutti. Come ormai la saga ispirata al pugile tenta di fare da Rocky V in poi. Inserendo ogni volta un giovane scapestrato col quale Rocky deve avere a che fare (come allievo o come sfidante) per arruffianarsi il pubblico giovanile. Affiancare quindi ai vecchi fan, le nuove generazioni. Alla continua ricerca disperata, come sono proprio a partire dagli anni ’80, di miti e punti di riferimento nel cinema e nella musica. Dato che altri settori non sono più stati capaci di fornirli.

Comunque, a prescindere dalla semplicità e, diciamocela tutta, banalità del film, per chi ha amato la serie, andare a vedere Creed II è un fatto dovuto. Sylvester Stallone, attraverso le avventure di Rocky, ci ha insegnato che “niente colpisce più duro come la vita”. Che nella vita si può cadere, ma l’importante è combattere e provare a rialzarsi. Sempre.

VALUTAZIONE: 3/5 STELLE