George W. Bush viene largamente considerato il peggior Presidente della storia degli Stati Uniti. Riuscendo perfino a superare il tanto detestato e contestato Richard Nixon. Piazzato dall’establishment come candidato dei Repubblicani alle elezioni del 2000 post-Clinton, era considerato la pecora nera della famiglia. Un incapace. Un figlio di papà viziato del Texas. Eppure, divenne Presidente del paese più potente del Mondo.

Figlio di George H. W., recentemente scomparso e in carica dal 1989 al 1993, andò oltre rispetto a dove si fermò il padre. Il quale era consapevole che una tale mossa avrebbe destabilizzato l’intera area mediorientale. Ossia, invadere l’Iraq e rimuovere Saddam Hussein. Con tutte le conseguenze che ciò comportò e che ancora oggi hanno una loro drammatica scia: la nascita dell’Isis e il divampamento del terrorismo islamico.

Ma Bush junior fece anche altro. Invase due anni prima l’Afghanistan, con la giustificazione di dover stanare i responsabile dell’11 settembre. Inoltre, tagliò la tassa di successione anche ai più ricchi e smontò l’avvio delle politiche in favore dell’ambiente avviate dalla precedente amministrazione Clinton. Il tutto, cambiando alcuni termini e rendendoli più addolciti per l’opinione pubblica. La tassa di successione venne ad esempio chiamata tassa di morte. IL termine inquinamento fu sostituito con cambiamento climatico.

E pensare che George W. Bush vinse per poco più di 530 voti su Al Gore, Vice di Bill Clinton.

Ma chi ci fu dietro quegli 8 anni che stravolsero il Mondo? Il vero artefice di quelle politiche scellerate fu Dick Cheney, scelto come Vice dal petroliere texano per la sua esperienza. La quale avrebbe dunque controbilanciato la sua inesperienza e incapacità di prendere certe decisioni delicate. A raccontare la storia di Dick Cheney è Vice – l’uomo nell’ombra. Diretto da Adam McKay e nelle sale da qualche settimana.

VICE l'uomo nell'ombra

 

Vice – l’uomo nell’ombra trama

Vice – l’uomo nell’ombra racconta dunque la vita di Cheney (Christian Bale) partendo dalle origini. Dalla sua giovinezza scapestrata, quando negli anni ‘60 fu arrestato per guida in stato di ebrezza. E poi la sua mediocrità negli studi e sul lavoro. Quando passava più tempo a sbronzarsi. Malgrado ciò, aveva di fianco una ragazza in gamba, proveniente da una famiglia borghese: Lynne (Amy Adams).

Sarà proprio quest’ultima a scatenare in Dick la voglia di cambiare, in quanto, dopo l’ennesima sbronza, lo mette dinanzi ad un bivio se davvero vuole restare con lei: o si impegna a diventare qualcuno oppure lo mollerà. Del resto, Lynne gli ricorda quanto lei non abbia potuto fare carriera solo perché donna. E che avrebbe potuto avere al suo fianco uomini potenti o acculturati.

Dick Cheney così si scuote. Si laurea all’accademia militare e diventa stagista del deputato Donald Rumsfeld (Steve Carell), vicino all’allora Presidente Richard Nixon. Rumsfeld gli insegna i trucchi del mestiere e lo avvicina al mondo dei repubblicani. Cheney inizia così a fare carriera, a scalare la vetta, aggiungendo ruoli su ruoli al suo curriculum.

Poi la carriera politica di Dick Cheney rallenta e si interrompe, in quanto rinuncia a candidarsi alle primarie repubblicane di inizio anni ’90 dopo che un sondaggio interno lo classifica come ultimo. Ma chiusa la porta della Casa Bianca, si apre un portone. Dato che diventa manager del colosso specializzato in lavori pubblici e nello sfruttamento dei giacimenti petroliferi: Halliburton.

Tuttavia, alla fine degli anni ‘90, con nuove elezioni alle porte, gli arriva una nuova proposta: diventare Vice del candidato repubblicano George W. Bush (Sam Rockwell).

Cheney, anche consigliato dalla moglie, inizialmente è restio. In quanto sa che quell’incarico non è proprio prestigioso. Tuttavia, riesce a trasformarlo in tale, facendosi assegnare alcune deleghe strategiche nei settori più importanti. E piazzando uomini di fiducia. In pratica, diventa lui il vero Presidente degli Stati Uniti, mettendo in atto le politiche di cui sopra. Malgrado il fatto che in tanti accusino solo Bush.

Unico ostacolo al suo arrivismo sono i ripetuti problemi di cuore, accentuati da una vita non certo sana. Ma sarà fortunato anche in questo.

Vice – l’uomo nell’ombra recensione

Come detto, regista di questo biopic è Adam McKay, già autore di 11 film non proprio memorabili. Tra il demenziale e la commedia. Con Vice – l’uomo nell’ombra tenta il salto di qualità, immergendosi nella direzione di un film dedicato ad un uomo dalla vita molto segretata. Una sorta di eminenza grigia, proprio come fa capire l’incipit del film. Eppure, potentissimo, capace di stravolgere gli equilibri mondiali. Per i quali ancora oggi ne paghiamo le conseguenze.

Il risultato finale è un buon film, non eccessivamente caricaturale né eccessivamente di parte. Sebbene una velatura progressista e di parte, pronta a sottolineare le pecche e le beghe dei repubblicani al governo, sia tanto evidente quanto inevitabile.

La pellicola si attiene ai fatti, mentre i personaggi non vengono estremizzati. Bensì, ben interpretati dai rispettivi attori, di certo aiutati da un trucco impeccabile.

Nei panni del protagonista Dick Cheney troviamo Christian Bale, consacrato dalla meravigliosa trilogia di Batman diretta da Christopher Nolan. Anche se, personalmente, a me ha ricordato soprattutto l’inespressività di George Clooney nel medesimo ruolo dell’eroe pipistrello. Tutto sommato, comunque, entrambi furono salvati da una maschera.

Anche nella fattispecie, comunque, Bale viene molto aiutato dal trucco. Sebbene una certa mimica facciale e posturale comunque si evidenzi e l’interpretazione è discreta.

Cheney viene pertanto dipinto come il classico uomo mediocre che ha saputo scalare la società frequentando le persone giuste.

Steve Carrell invece interpreta egregiamente e senza trucchi, lo stereotipo del politico arrivista e spietato: l’onorevole Rumsfeld. Il quale però finirà per essere superato in spietatezza dallo stesso Cheney che lo farà fuori. Per il concretizzarsi di uno dei più classici detti: l’allievo che supera il maestro.

Il lungometraggio getta però anche ombre sull’11 settembre. Non a caso, Cheney appena avuto l’incarico di Vice, contatta degli strateghi esperti per capire quali multinazionali petrolifere avrebbero avuto interesse sul greggio iracheno. Inoltre, guarda caso, Halliburton in cui aveva lavorato fino al giorno prima, vide esplodere le proprie azioni di un +500% negli anni successivi alla guerra in Iraq. Che sia stato tutto architettato? I dubbi non si sono mai sopiti tutt’oggi.

La Adams nel ruolo di Lynne mostra ancora una volta tutta la sua grazia e il suo sapersi calare nel ruolo. Molto simili poi gli interpreti di Collin Powell e Condoleeza Rice. Rispettivamente interpretati da Tyler Perry (anch’egli comunque aiutato dal trucco) e LisaGay Hamilton.

Mentre Sam Rockwell se la cava bene nel ruolo di Bush. Dipinto marcatamente come un tonto incapace di prendere decisioni. Pendente in tutto e per tutto dalle labbra di Cheney. Forse anche qui la caricatura cinematografica è minima, dato che nella realtà viene dipinto dai più così.

A raccontare le gesta di Cheney sarà colui che gli salverà la vita. Molto simpatica poi la scelta, quasi a metà film, di mostrare dei finti titoli di coda che mostrano come sarebbe stata la vita da inizio anni ’90 se Dick si fosse ritirato.

Il film si chiude con un monologo, col quale il Vice di Bush si giustificherà per tutto quanto fatto. In fondo, il suo discorso non fa una piega. E la storia non “si fa con i sé e con i ma“.

VALUTAZIONE: 3,5 STELLE